Lì, dove ci incontriamo
Appunti per una pedagogia dell'imprevisto

di: Emanuela Mancino

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La pandemia ha prodotto uno stato di sofferenza collettivo che muove il linguaggio stesso a cercare una grammatica emotiva nuova, capace di dare spazio e abitabilità ad un sentire inatteso. Di fronte a ciò che è intollerabile, scrivere, dire e rappresentare diventano atti per sperare. Ma anche per riflettere e trovare il proprio posto in un tempo che espelle ed espropria. La pandemia ci sta spingendo a vivere una pan-patía: siamo tutti insieme, immersi in un’estetica dell’esperienza che ci chiama a patire, esperire, sentire. In una condizione esistenziale che potremmo definire di “altrimenti dell’abitudine”, il vissuto della panpatía influenza non solo i sentimenti di tempo, spazio e desiderio, ma impone un’etica della salvezza che deve passare dalla relazione. È il gesto poetico del nominare che ci rimette al presente, facendoci soggetti nel tempo, capaci di riscattare il tempo. E di incontrarsi, dopo essersi ritratti, per comparire.

Emanuela Mancino insegna Filosofia dell’educazione all’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Ha ideato il Laboratorio di Filosofia e Pedagogia del Cinema (in collaborazione con la Cineteca di Milano) e il gruppo di ricerca sulle Trame Educative che dirige insieme alla Scuola di Autobiografia presso la Casa della Cultura di Milano. È tra i docenti del percorso Graphein Società di Pedagogia e Didattica della scrittura, Scrivere a Ceglie. L’avventura della parola e della conoscenza. Autrice di numerosi articoli e saggi, tra i quali Il segreto all’opera (2013), A perdita d’occhio (2014), Farsi tramite (2014), Guardare (2020). È membro fondatore dell’Accademia del Silenzio.

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ISBN: 9788896906637
Pagine: 72
Anno: 2020